La Casa in fondo al Mare - Progetto Abissi
Edizione 2005 -
Edizione 2007 -
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STEFANIA MENSA E STEFANO BARBARESI STABILISCONO IL NUOVO RECORD DI PERMANENZA SUBACQUEA NELLE ACQUE DI PONZA CON 240 ORE IN IMMERSIONE.
Dal 7 al 17 settembre 2005 sull’isola di Ponza l’ Explorer Team Pellicano ha portato a termine il Progetto Abissi 2005 chiamato La casa in fondo al mare Oltre 60 persone impegnate nel raggiungimento dell’obbiettivo: vivere 10 giorni sott’acqua cercando di svolgere in immersione le attività che si svolgono normalmente nella vita quotidiana senza mai riemergere in superficie , con il solo supporto di un piccolo habitat “asciutto”.
L’idea nasce da Pierfranco Bozzi, team manager dell’Explorer Team Pellicano che riprende un argomento tanto caro a Cousteau: la casa in fondo al mare…che negli anni ‘50 –‘ 60 con il supporto della marina militare USA permise di studiare la saturazione dei tessuti cercando di estrapolare tabelle di decompressione. Anche il nostro principale interesse e’ stato di natura medico-scientifica grazie al supporto dato da uno staff medico d’eccellenza proveniente dall’Università La Sapienza di Roma, La Cattolica , La Bicocca di Milano, l’Ospedale San Gallicano, l’Ospedale San Andrea, il Policlinico Gemelli e il Centro Iperbarico Romano da cui proviene il coordinatore dello staff medico, il dottor Corrado Costanzo, esperto in Medicina Iperbarica.
Il programma medico-scientifico ha previsto la divisione dello studio in aree specializzate:
Cardiologia: oltre ai controlli approfonditi fatti prima dell’immersione, sono stati applicati holter cardiaci stagni per la registrazione del battito direttamente in acqua, in modo da avere una registrazione di ecocardiogrammi prima, durante e dopo l’evento
Angiologia: ecografie trans - craniche effettuate prima e dopo l’immersione Maxillo facciale: sono state studiate le vie aeree superiori, rese libere da eventuali ostruzioni sperimentando una terapia preventiva
Endocrinologia: studio degli ormoni dello stress prima, durante e dopo l’evento, con prelievi subacquei
Nutrizione: particolare enfasi è stata posta all’ alimentazione nei mesi precedenti e durante la permanenza in acqua
Dermatologia: studio della pelle in ambiente con altissimo tasso d’umidità
Psicologia: i test effettuati dalle psicologhe prima dell’evento sono stati tra i parametri decisionali più importanti per la scelta dei due acquanauti.
Le stesse psicologhe hanno poi seguito il sostegno psicologico durante l’intera operazione. medicina iperbarica: in collaborazione con un ingegnere dell’istituto superiore di sanità si sono svolti test spirometrici , controllato i parametri del pulsossimetro ( Pp 02 ) e dell’holter cardiaco, strumentazioni portate in acqua per mezzo di scafandri stagni.
MA COME SI VIVE SOTT’ACQUA?
La nostra esperienza e’ stata possibile innanzi tutto grazie alle 60 persone di staff che hanno messo a disposizione la loro professionalità e il loro tempo. Quella che è stata la nostra casa per 10 giorni era composta da due letti chiamati a concezione inversa, cioè utilizzati al contrario, dormivamo infatti appoggiati alla parte superiore del letto, con la muta stagna gonfia d’aria . Per agevolare la respirazione avevamo a disposizione un mascherone granfacciale, che offre la possibilità di respirare anche con il naso regolando il flusso d’aria e rendendo la respirazione molto più naturale. L’alternativa era il normale erogatore con una mascherina che ne impediva la perdita accidentale durante il sonno.
cyclette e tapis roulant hanno permesso mantenere il giusto allenamento, aiutandoci inoltre a far passare il tempo e a limitare il freddo. Al centro della casa il salotto...tavolo
con divano e quattro sedie, dove sono stati accolti gli ospiti, visto la tv,
svolto i test psicologici e passatempi vari. Tutti questi oggetti erano ancorati
al fondo per mezzo di corpi morti di oltre 40000 chili di zavorra.
L’habitat asciutto era un contenitore cilindrico in acciaio delle dimensioni di 3,60 per 1,60 posizionato a 6 metri dalla superficie, trattenuto da oltre 30000 di zavorra e rifornito direttamente da quattro compressori in superficie. La “ CAMPANA “ ci ha permesso di svolgere i quotidiani bisogni fisiologici, i pasti, cambi muta\sottomuta…controlli medici e qualche oretta di riposo. Il tempo e’ trascorso velocemente grazie anche alla costante presenza degli assistenti che, 24 ore su 24 hanno vegliato su di noi e hanno fatto in modo che superassimo ogni difficoltà dovuta alle ingombranti attrezzature, al freddo e all’adattamento in generale ad un nuovo ambiente. e’ stata una splendida esperienza da ripetere... ....stiamo infatti lavorando al nuovo progetto che vedrà un EXPLORER TEAM PELLICANO sempre più numeroso, una nuova CASA IN FONDO AL MARE, 6 atleti, risorse limitate da gestire sott'acqua...e la possibilità per ognuno di voi di partecipare al prossimo evento.
COME DORMIVATE SOTT’ACQUA?
Grazie a speciali letti ancorati sul fondo chiamati da noi “a concezione inversa”, dormivamo infatti sotto la rete con le mute stagne gonfie d’aria. Per quanto concerne la respirazione, avevamo a disposizione un mascherone granfacciale, che permette di respirare sia con la bocca che con il naso e di regolare il flusso d’aria (un flusso continuo), in modo tale che lo sforzo respiratorio fosse minore, con lo svantaggio però, che le bolle d’aria in uscita disturbavano il sonno. Il mascherone è stato da me utilizzato per tempi molto ridotti poiché il volume d’aria contenuto al suo interno tendeva a spingere la testa verso l’alto costringendomi a utilizzare un fastidioso chilo di zavorra sulla nuca, che indolenziva in poche decine di minuti i muscoli del collo e della schiena. ho preferito quindi utilizzare il normale erogatore trattenuto in bocca grazie ad una mascherina di neoprene allacciata al collo. Il sonno era piuttosto leggero e non continuativo, non più di 2 o 3 ore , poi il risveglio improvviso per la sensazione di perdere il boccaglio o perché venivo svegliata dall’assistente dopo 50 – 60 secondi di apnea. Durante la notte avevo una telecamera puntata sul viso con la quale i medici cercavano di registrare la fase rem e quindi il sonno più profondo, e si sono accorti che ogni 4 o 5 atti inspiratori andavo in apnea, probabilmente per lo sforzo inspiratorio. I sogni che ho ricordato al risveglio riguardavano tutti la situazione che stavo vivendo, sognavo di avere la maschera arrugginita come la campana e di doverla togliere per riuscire a vedere qualcosa…ho sognato Barbara la Psicologa e poi una gran quantità di attrezzatura da mettere in uno spazio ristretto!!!
E PER MANGIARE?
IL CIBO VENIVA PORTATO IN CAMPANA ATTRAVERSO CONTENITORI STAGNI, O MEGLIO DOVEVANO ESSERE STAGNI, POICHÉ SPESSO IL TUTTO GALLEGGIAVA IN ABBONDANTE ACQUA SALATA….!!! LA DIETA PRESCRITTA DA IVO PULCINI ERA A BASE DI CIBI NUTRIENTI E DIGERIBILI, E ALLO STESSO TEMPO VARIA; ABBIAMO MANGIATO UN PO’ DI TUTTO, DALLA PASTA AL POMODORO, ALLE VONGOLE, CARNE E TANTO PESCE…... HO PERSO CIRCA 4 CHILI DI PESO, IN PARTICOLARE LIQUIDI. PECCATO PERÒ CHE OGNI PIATTO RISULTASSE POCO SAPORITO, IN REALTÀ ERA LA MIA BOCCA CHE IN COSTANTE CONTATTO CON L’ACQUA SALATA….NON RIUSCIVA A DISTINGUERE I SAPORI…. PER MANGIARE, PER I CONTROLLI MEDICI E PER IL RESTO DEI BISOGNI FISIOLOGICI ENTRAVAMO IN CAMPANA, UN LOCALE ASCIUTTO MA CON UN ALTISSIMO TASSO DI UMIDITÀ,DI DIMENSIONI PIUTTOSTO RIDOTTE : 3 METRI E 60 PER 1 METRO E 60 DI ALTEZZA, DI FORMA CILINDRICA E CON UN’ APERTURA CIRCOLARE NELLA PARTE INFERIORE UTILIZZATA PER ENTRARE ED USCIRE. La campana era rifornita da 4 compressori in funzione 24 ore su 24 più numerose bombole di stoccaggio da utilizzare in caso di mal funzionamento dei compressori stessi.
COME HANNO REAGITO PELLE E CAPELLI A 240 ORE IN ACQUA SALATA?
CON MIA SORPRESA LA PELLE DEL VISO ANCHE SE IN CONTINUO CONTATTO CON L’ACQUA SALATA, È RIMASTA BEN IDRATATA, POICHÉ LA SECCHEZZA ESTIVA È DOVUTA SOPRATTUTTO AL SOLE…. QUESTO È STATO CONSTATATO DAL DOTT. GIOVANNI LEONE CON SPECIALI STRUMENTI ATTI A MISURARE L’IDRATAZIONE E L’ELASTICITÀ DELLA PELLE…CHE È RISULTATA PIÙ SENSIBILE NEI TEST SUCCESSIVI RISPETTO AI PRECEDENTI..I CAPELLI SONO RIMASTI SEMPRE BAGNATI E A FURIA DI METTERE E TOGLIERE LA MUTA SI SONO FORMATI NODI SPAVENTOSI MA SENZA ROVINARSI.
COME PASSAVATE IL TEMPO?
A distanza di mesi, ancora mi capita di pensare come siano passati quei 10 giorni senza noia e senza mai aver avuto la voglia di risalire. In realtà le giornate erano scandite da appuntamenti fissi, come i pasti, i prelievi di sangue e i cambi sottomuta e muta, sempre scortati da affettuosi assistenti pronti ad alleggerirci le fatiche ma soprattutto disponibili a qualsiasi passatempo ci venisse in mente. Barbara la psicologa aveva preparato cruciverba, forza quattro e giochi di memoria, giocavo ma preferivo comunicare con gli assistenti tramite lavagnette, ci siamo raccontati un sacco di cose anche con persone mai viste senza maschera e cappuccio…..è stato poi divertente ritrovarle in superficie il giorno dell’uscita!!!!! Ho ricevuto visite da tanti amici, sorprese e regaletti, tra i quali un pacchetto notturno con un fioccone rosso…c’erano dentro mattonelline bianche e nere per giocare a dama, una gigantesca dama fatta da mattonelle girate una dritta e una a rovescio, trovate in un angolo della casa……..
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